Mood bocciofila in palestra

Oggi in palestra è stata una giornata interessante. Vado all’ “Esercizio Vita”, palestra specifica per chi ha patologie, disabilità e persone anziane. I ragazzi sono tutti chinesiologhi e fisioterapisti quindi ti seguono bene, le persone che la frequentano sono simpatiche, hanno le problematiche più diverse, quindi non giudicano il tuo modo di muoverti (non che in una palestra normale lo facciano, però…) e questo per il mio spirito è una benedizione.
Oggi ho imparato una cosa nuova riguardante una parola del mio dialetto, il ferrarese. “Brisa” è una parola che vuol dire briciola. È usata anche in un contesto diverso, cosa che non avevo mai considerato. In una frase indica “niente” . “An am pias brisa” (non si scrive cosi’ ma non conosco l’ortografia del dialetto) vuol dire non mi piace. Questa cosa la ignoravo, si impara sempre qualcosa di nuovo.
Stamattina l’atmosfera era allegra, lo è sempre, ma oggi c’era un mood da bocciofila: fra signore che dal tapis roulant lanciavano risate e battute, a uomini che si salutavano l’un l’altro “Ecco il conte Brunello da Ficarolo”.

L’ appuntamento mancato e riflessioni sull’ ascensore.

Oggi avevo una visita all’ Ospedale di Cona. Siccome la mia mattinata e’ notoriamente abbastanza noiosa, il karma ha deciso di aggiungerci quel non so che di imprevisto.
La sudetta visita era stata prenotata un mese fa con largo anticipo. Evidentemente non sufficiente dal momento che le infermiere si sono dimenticate di segnarmi in agenda. In questo modo la mia mattinata e’ passata allegramente in sala d’ attesa, permettendomi di vedere che adesso la richiesta di elemosine da parte degli zingari viene fatta anche nelle sale d’ attesa degli ospedali, con tanto di foglietti con richiesta scritta, dove viene motivata la richiesta a causa della malattia di un bambino che richiede cure costose, ovviamente. Neanche a dire che qualcuno i soldi li ha dati. D’ altra parte non puoi cacciare qualcuno dalla saletta d’ attesa di un ospedale. Piu’ pubblico di quello….
Dopo che la dottoressa mi ha dato un secondo appuntamento, ho imbocato la via dell’ ascensore, dove ho maturato la seguente rifessione: da piccola mi hanno insegnato che quando si attende l’ ascensore e’ meglio mettersi di lato. Infatti, oltre a garantire l’uscita scorrevole di chi e’ all’interno, in questo modo si evita di essere travolti. Permettete di aggiungere un postilla. Non si evita solo di essere travolti se si e’ ALL’ ESTERNO, ma anche nel caso si sia ALL’ INTERNO. Le persone infatti appena i aprono le porte entrano tipo caterpillar, fregandosene altamente di chi esce, oppure rimangono fermi inchiodati sul posto, limitandoti nei movimenti cosa che per me e’ un problema. La riflessione e’ la seguente: ma fanno multa a stare lontani? Cazzo fatemi uscire! Mica lo voglio occupare in eterno l’ ascensore! Sto’ valutando l’idea di uscire con il pugno teso. O si spostano o si prendono una papagna sul naso…

L’istinto dell’automobilista

Premettendo che ho la patente ma non guido (paura degli altri, che passa solo guidando, naturalmente) ho fatto questa riflessione tornando dalla palestra ieri mentre ero in macchina con mio padre.
Ho letto una volta un articolo secondo cui l’istinto di reazione al pianto di un bambino non è innato, ma si attiva nel momento in cui si hanno figli propri. Penso che la stessa cosa accada anche nel caso della patente.
Quando non la si ha i viaggi in macchina sono molto rilassanti, anche se si è nel sedile davanti. Una volta presa non si riesce più a godersi i viaggi (o tragitti) come prima, se si è passeggeri. Si bada costantemente alla velocità che sta’ facendo chi guida, al traffico, ai semafori, ai pedoni, a quello davanti che è lento e quello dietro che ti sta’ attaccato al culo…..
Ho notato che questa cosa capita anche a me, nonostante abbia la patente che trovi su Topolino (come dice il mio ragazzo).
Le riflessioni comunque vengono anche stando in macchina da passeggra.