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Una cosa che non farei mai a prescindere

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Storie del ritorno

Prima tornavo in macchina con i miei e ho assistito ad una scena che potrebbe essere benissimo l’inizio di una storia. Una mamma di colore che nel caldo soffocante della sera giocava con la figlia nel cortile del supermercato Eurospin, sotto la luce dei neon accesi all’interno. Il fatto che il supermercato sia nella trafficata Porta Catena me lo ha fatto sembrare adattissimo alle pagine di un libro.

I “giochi del destino” della mia adolescenza

Oggi mentre tornavo dal lavoro in macchina davanti a me c’era una vettura con la targa vecchia, quelle che avevano la sigla della provincia e tutti i numeri. Gli ultimi 3 numeri erano uguali e questo mi ha fatto tornare in mente i giochi della mia adolescenza sul “destino amoroso”. Eccoli:

  • Le targhe (con quelle vecchie, ma penso che anche con le nuove possa andare). Se gli ultimi numeri finiscono con: 11 pensa a qualcuno, 22 pensi a lui, 33 pensa a te, 44 amore matto, 55 amore finge, 66 pensa a lei, 77 corna mette, 88 amore cotto, 99 dichiarazione, 3 numeri uguali esprimi un desiderio
  • Quando passavano gli aeroplani e lasciavano la coda di condensa: se lo vedi per primo,qualcuno mi ama; per secondo, qualcuno mi pensa; per ultimo, qualcuno mi odia
  • Le linguette di lattina: la torcevi con le dita dicendo l’alfabeto e quando si staccava, la lettera che risultava era l’iniziale del nome del tuo futuro ragazzo

Inutile dire che nel mio caso particolare non ha mai funzionato e la persona del mio cuore rimaneva dove stava. Ma se volete provare perchè no? 😉

La donna che usciva la gente

La privacy è morta. Ormai questo è un dato di fatto. In questo mondo ipertecnologico i nostri dati ormai sono sparsi ovunque. Però almeno agli sportelli degli uffici ci si aspetterebbe che esista aqncora, questa mitica privacy.

In ufficio è stato messo un cartello sulla porta che avvisa di bussare e attendere risposta. Nessuno lo fa oppure bussano ed entrano. e per buona misura stanno anche li ad aspettare, nonostante la persona sia impegnata a parlare al telefono.

Quindi io sono diventata “La donna che usciva la gente”. Quando entrano e stanno li, io gli chiedo di aspettare fuori. Carino vero?

Il nome non è farina del mio sacco, l’ho preso da quì. Grande Maccio Capatonda!